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.:.NIKKA COSTA.:.
LA DOMENICA 1982  

LA DOMENICA

DEL CORRIERE

N. 3-4
23-1-'82
SETTIMANALE DEL CORRIERE DELLA SERA
Anno 84

LA VORRESTE COME FIGLIA?

“Io mi accontenterei”, dice l’attore, “ di averla almeno come moglie di mio figlio Simone. Questa piccola cantante, che in pochi mesi ha conquistato un pubblico immenso, non ha niente di speciale tranne il fatto che ci fa chiedere: “Ma che cosa avrà di speciale?”. Con la sua aria angelica rappresenta il “riflusso” e soddisfa le esigenze di pulizia e romanticismo della gente.

È stato un amore a prima vista

Milano. Walter Chiari, 57 anni e Nikka Costa, 9 anni, sono apparsi nell’ultima puntata del varietà televisivo Fantastico 2 . Walter come componente del cast fisso, la piccola Nikka accompagnata dal papà come ospite d’onore. “L’ho vista tre volte”, dica Walter, “e ne sono rimasto affascinato. In un periodo come questo nel quale anche i bambini sono condizionati dalla violenza, Nikka ripropone il modello dell’infanzia come dovrebbe essere. È un personaggio da fumetto”.

Walter Chiari

Milano, gennaio.

Nikka rappresenta così un ritorno, cioè quello che la stampa, abituata a liofilizzare fatti di costume e situazioni, ha definito “riflusso”. Il riflusso è un tentativo di un recupero in extremis di una condizione che si ricorda, forse a torto, più umana, senza impudenze né cattivo gusto, senza le volgarità grasse di chi parla come se si trovasse sempre in salotto senza la propria signora.

Nikka Costa è un importante esponente del riflusso, è una concessione al romanticismo, alla poesia, è una creaturina crepuscolare, un’ombra piena di luce. Questa bambinetta, che si presenta a cantare accompagnata dal papà, che alla fine della canzone gli dà il bacino sulla fronte, è il personaggio di un perfetto cartone animato, di un incomparabile fumetto. Non a caso il suo nome è stato associato spesso a quello di Shirley Temple  e se si pensa al fortunato ritorno televisivo di “Riccioli d’oro”,  se si pensa al successo del film di Franco Zeffirelli Il campione, che aveva per protagonista il piccolo Roy Schroeder, ci accorgiamo che la gente da tempo aveva voglia di un ritorno di bambini protagonisti. Il loro recupero è incominciato da alcuni anni. Ma noi in Italia avevamo solo lo “Zecchino d’oro”. Poi è arrivata Nikka Costa  e siamo stati soddisfatti: è bello rivedere i bambini idealizzati dallo spettacolo, cioè al loro posto, nel loro vero ruolo di piccoli angeli.

Nikka Costa

Sennonchè nei film è difficile inserire un bambino-angelo. I bambini che si vedono nei film oggi sono creaturine già confezionate dalla ferocia e dai vizi dell’uomo, sono bambini che vendono la Tv. Nel mondo della canzone è più facile, lì si può trovare il candore dell’infanzia.  Perfino Mario Merola, che è grande, grosso, atticciato, sembra nato per sfondare le porte, diventa un personaggi tenerissimo quando canta le sua canzoni dolci, quasi un bambino.

Con il papà:

che tenerezza

L’altro aspetto del riflusso che Nikka Costa rappresenta è il ritorno degli affetti familiari: Nikka infatti si mostra assieme la papà. Il pubblico italiano, che è genialmente bestia, non avrebbe accettato una coppia nazionale di questo genere, perciò ha importato dall’America questa cosa che, se fosse stata un prodotto italiano, avrebbe trovato ospitalità soltanto in una remota televisione privata. Ve l’immaginate oggi una piccola italiana che si esibisce con il papà alla Tv di stato?

E perché abbiamo importato un prodotto americano e non francese o belga? Perché l’America dello zio d’America, del sogno d’America, della ricchezza d’America, questa vecchia America è sempre l’America.

Nikka Costa non ha la genialità che aveva Rita Pavone.  Rita Pavone era veramente una animaletto uscito dallo zoo delle bambine e portava con sé la carica di Mickey Rooney ed era molto più americana di Nikka Costa che sembrava invece la figlia di una famiglia fiorentina perbene. Rita Pavone sembrava la figlia di Mickey Rooney e di Marta Lay, una delle mogli di Charlot in Monsieur Vedoux . Si muoveva all’americana, cantava con uno swing americano. Invece Nikka canta liscio-liscio come se vivesse ai tempi di Boccherini, senza uno spigolo, arrotondando tutte le note.

Quello che in Nikka Costa mi affascina e inquieta al tempo stesso è la sua immobilità, la sua calma imperturbabile; quando canta sembra un poster, muove solo, quasi impercettibilmente, la bocca; ai grandi e ai bambini dà l’impressione di essere incapace di compiere le cose tremende che spesso i bambini fanno, e questo piace enormemente. Soprattutto l’amano i bambini che non analizzano il personaggio, ma semplicemente si identificano con un modello, in questo caso perfetto come una canna d’organo.

Nikka Costa è quel tipo di ragazzina che viene voglia di svegliare, di scuotere, a cui viene voglia di dire, :-Muoviti! I tempi sono agitati, il mare è mosso, tempo instabile, venti da sud, venti da nord fanno i riccioli da soli, fanno la permanente ai cervelli degli uomini”; mas stranamente più davanti alla sua fissità si trova la sua tranquillità, il raccoglimento che desideriamo.

Nikka Costa & Pupazzo di neve

Io e tanti miei amici vorremmo avere Nikka come figlia e non solo perché il nostro motto è “sempre senza soldi”, mentre lei riempie gli stadi di pubblico pagante.  Nikka è una trovata geniale di Tony Renis e Danny Basquet i quali hanno saputo imporre questa bambina che non ha  nient’altro si speciale che stimolare nel pubblico la domanda: “ ma che cosa avrà di speciale?”.

Nikka è una fiaba, non è una piccola Ella Fitzgerald o una piccola Doris Day, è una bambina, una vera bambina a cui il papà invece di farle dire: “Ho visto un’ochetta bianca / era sul lago era tanto stanca / l’ho portata sulla mano / per mandarla più lontano”, insomma roba da Zecchino d’oro, fa cantare canzoni vere, conservando tutto il candore della bambina senza isterismi. E in questo modo, io credo, riuscirà a fare mille zecchini d’oro.

Se posso presenterò mio figlio Simone a Nikka Costa, lui è tendenzialmente pigro, molto romano di carattere e credo che lavorerà poco, così potrò realizzare due sogni, avere una figlia e avere un bel mucchio di soldi.

Walter Chiari